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Valeria Trezzi, un passo alla volta nella plusdotazione

Copertina del podcast LFD dedicata a Valeria Trezzi, episodio sulla plusdotazione e sul percorso di crescita personale.

La plusdotazione non è un’etichetta e nemmeno un privilegio. È un modo diverso di funzionare, di percepire, di stare nel mondo.

Dietro questa parola, ancora poco compresa nella cultura italiana, si muovono vite reali, fatte di curiosità, intensità e, spesso, fatica. 

Bambini e bambine che fanno domande fuori tempo, adolescenti che si sentono troppo, genitori e insegnanti che cercano strumenti per capire come accompagnarli.

A partire da questa realtà nasce il lavoro di Valeria Trezzi, psicologa specializzata in alto potenziale cognitivo e neurodivergenza.

Nel suo percorso, raccontato nel podcast “Salti, i pensieri che muovono il business” la plusdotazione diventa un ponte tra clinica, educazione e divulgazione. Un progetto costruito passo dopo passo, con la pazienza di chi sceglie di non forzare i tempi.

Un passo alla volta

“Un passo alla volta” è la frase che dà il titolo alla puntata e la chiave di lettura dell’intera conversazione.

Più che un consiglio è un metodo, una pratica che nasce dalla capacità di costruire con lentezza, ascoltare i bisogni prima di dare risposte, rispettare i propri tempi e quelli degli altri.

Il percorso di Valeria nasce da un’urgenza concreta, colmare il vuoto tra valutazione e quotidianità, tra teoria e relazione, tra la valutazione psicologica e la vita reale di famiglie e insegnanti.

Come racconta nel podcast, per anni è mancato quel ponte che permettesse di tradurre la conoscenza in strumenti pratici: “Non posso avere in mano soltanto un foglio… mancava un po’ il ponte.”

Quando Valeria parla di foglio, si riferisce al referto di valutazione che le famiglie ricevono dopo un percorso diagnostico.

Un documento tecnico, spesso accurato sul piano clinico, ma che nella pratica lascia i genitori e gli insegnanti senza strumenti per capire come tradurre quella valutazione nella vita di tutti i giorni.

“Una valutazione, da sola, non cambia nulla, se non diventa un punto di partenza per costruire qualcosa.

Da qui nasce la sua intuizione, costruire un accompagnamento che non si fermi alla valutazione ma continui con orientamento, ascolto e strumenti concreti.

Chi è Valeria Trezzi

Psicologa, consulente e divulgatrice, Valeria ha scelto di specializzarsi nel campo della plusdotazione quando in Italia ancora se ne parlava poco.

Nel tempo ha sviluppato un approccio che unisce competenza clinica, educazione e comunicazione: un modello che si muove tra online e offline, in perfetta coerenza con i bisogni delle persone che accompagna.

Riceve in provincia di Como, dove segue bambini e bambine e le loro famiglie, ma il suo progetto si estende in tutta Italia grazie a un sistema multicanale che include sito web, newsletter, Instagram, LinkedIn, blog, videocorsi e podcast.

Un modello che rende la neurodivergenza più visibile, accessibile e umana, e che traduce la psicologia in esperienza concreta.

Dado con un cervello su una faccia e una lampadina sull’altra, simbolo del legame tra logica e creatività nella plusdotazione

Un modo diverso di funzionare

Nel podcast Valeria ribalta uno dei pregiudizi più diffusi. La plusdotazione non è sinonimo di superiorità cognitiva: 

“Si pensa spesso che significhi essere più intelligenti, invece è più corretto parlare di un modo diverso di funzionare, con punti di forza e fragilità che cambiano da persona a persona.”

Questo sguardo restituisce complessità e dignità a chi vive un pensiero non lineare.

La sua missione è trasformare questa differenza in consapevolezza, offrendo strumenti concreti a chi, come famiglie e insegnanti, ha bisogno di capire come supportare bambini, bambine e ragazzi e ragazze ad alto potenziale.

Dal bisogno al progetto

Molte famiglie, racconta Valeria, dopo aver ricevuto una valutazione di plusdotazione si trovano disorientate. Sanno di avere tra le mani un profilo unico ma non sanno come gestirlo.

“Le famiglie avevano bisogno di qualcuno che le accompagnasse. Non bastava la valutazione, serviva una guida.”

Da questa osservazione nasce il suo progetto, un percorso di accompagnamento psicologico e formativo che unisce competenze cliniche e divulgazione.

Non un servizio standard ma un modello che cambia insieme alle persone e che oggi è riconosciuto come punto di riferimento per chi si occupa di alto potenziale in Italia.

Un approccio integrato tra clinica, educazione e divulgazione

Nel podcast emergono chiaramente i pilastri del suo modello di lavoro. Un sistema che tiene insieme valutazione, consulenza, formazione e divulgazione costruito per rispondere a bisogni diversi ma complementari.

  • Valutazioni psicodiagnostiche, rivolte a bambini e adolescenti, per individuare profili di alto potenziale cognitivo e comprendere come trasformare i risultati in strumenti utili nella quotidianità familiare e scolastica;
  • Consulenze individuali, per genitori e insegnanti che cercano orientamento, strategie pratiche e sostegno emotivo;
  • Percorsi di gruppo e webinar, per diffondere cultura e normalizzare la neurodivergenza;
  • Attività divulgative nei contesti educativi, scolastici e digitali, con l’obiettivo di rendere la conoscenza accessibile anche fuori dai contesti specialistici.

E un elemento distintivo che racconta la sua visione, l’uso dei giochi da tavolo come strumento di osservazione e apprendimento.

Valeria spiega come il gioco sia diventato parte integrante del suo metodo, un modo naturale per osservare collaborazione, regolazione emotiva e comunicazione, ma anche per creare connessioni autentiche tra adulti e bambini.

Attraverso il gioco, i concetti psicologici diventano tangibili, l’apprendimento si fa esperienza e la relazione diventa il vero motore del cambiamento.

Gioco da tavolo con carte e pedine, simbolo delle capacità cognitive e del pensiero strategico nella plusdotazione

Dare valore al proprio lavoro

Uno dei momenti più significativi della puntata è dedicato al tema del valore professionale nelle professioni d’aiuto.

Non si parla solo di tariffe o di marketing, ma di cultura e di come la società italiana tenda ancora a svalutare il lavoro sociale e psicologico, relegandolo a una dimensione di vocazione più che di professionalità.

“…essendo una psicologa, una professione sociale, dove il sociale viene sempre, a livello proprio culturale, svalutato.”

Con lucidità e pragmatismo, Valeria racconta come la consapevolezza del proprio valore sia arrivata col tempo, insieme alla necessità di costruire un modello sostenibile.

Ha imparato a differenziare la propria offerta con percorsi individuali, di gruppo e formativi, trovando un equilibrio tra accessibilità e sostenibilità, tra impatto e valore:

“Ho iniziato a differenziare la tipologia di servizi… gruppi con costo più basso ma grande valore… non ha il prezzo di una consulenza uno a uno.”

Dare valore al proprio lavoro non significa escludere. Significa garantire nel tempo la possibilità di offrire qualità, continuità e presenza.

Dal gratuito al sostenibile

Come molte professioniste della sua generazione, Valeria ha iniziato con una forte componente di divulgazione gratuita fatta  webinar, incontri, post informativi.

Una fase necessaria per costruire fiducia e capire i bisogni del proprio pubblico:

“All’inizio ho dato tantissimo, ma mi ha aiutata a crescere, a conoscere le persone e a capire meglio i loro bisogni.”

Con il tempo questo impegno si è trasformato in un modello sostenibile dove tempo e competenze vengono riconosciuti come parte del valore offerto.

Una crescita graduale che riflette la filosofia di Lofacciodigital e l’approccio di Valeria, costruire progetti etici e sostenibili capaci di durare nel tempo.

Costruire una rete per non restare soli

“Il passaggio chiave è stato costruire una rete di professionisti. Ho bisogno di persone intorno a me che possano sostituirmi in una parte e supportarmi in altre.”

È così che Valeria descrive la svolta che le ha permesso di far crescere il suo progetto.

Non fare tutto da sola ma creare una rete di professioniste (psicologhe, educatrici, formatrici) con cui condividere visione, responsabilità e obiettivi.

Un ecosistema di collaborazione che riflette la stessa filosofia che portiamo avanti anche noi, la crescita è un processo collettivo.

Mani che si intrecciano in segno di unione e sostegno, simbolo della comunità nella plusdotazione

Un mindset imprenditoriale nel sociale

La storia di Valeria Trezzi mostra con chiarezza che anche nelle professioni d’aiuto serve un mindset imprenditoriale.

Non per rincorrere il profitto ma per dare struttura, continuità e valore a un lavoro che vive di relazione.

Nel podcast racconta quanto sia stato importante imparare a rallentare, a non forzare i tempi, e a costruire ogni fase del progetto in modo coerente con i propri valori.

Torna spesso il tema della concretezza, dare forma alle idee, tradurle in pratica, evitare di restare intrappolati nel pensiero.

È un punto che attraversa tutta la puntata all’importanza del pricing realistico, alla costruzione di una rete di lavoro, fino alla scelta di differenziare i canali e i servizi.

Il risultato è un modello di lavoro lucido e gentile, dove la psicologia incontra la comunicazione e la divulgazione, e dove la sostenibilità non è solo economica, ma anche emotiva e professionale.

Il suo consiglio, un messaggio per chi inizia

Sicuramente fare un passo alla volta, e trovare qualcuno che possa essere un thinking partner che ti stia accanto.”

Con questa frase si chiude la puntata. Un invito a procedere con lentezza, a cercare confronto, a non restare soli nei momenti di passaggio.

Ogni crescita, personale o professionale, parte da lì, dalla capacità di osservare, ascoltare e condividere il cammino.

È anche il principio che orienta il nostro lavoro, aiutare persone e imprese a costruire percorsi sostenibili con la lucidità di chi sceglie la direzione giusta, un passo alla volta.

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L’episodio “Un passo alla volta” – Con Valeria Trezzi è disponibile ora su Spotify, Apple Podcast e sulle principali piattaforme di ascolto.

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