Menu Chiudi

Ama la tua sindrome dell’impostore!

sindrome-dell-impostore

Sindrome dell’impostore: quella cosa che quando la accetti, svolti. Hai studiato, hai fatto esperienza, ma ogni tanto ci ricaschi: non ti senti abbastanza. “E se poi non funziona, se poi sbaglio, magari non sono in grado?”. La nostra testa è un mondo intero, e certe volte veniamo inglobate dai nostri stessi pensieri.

La cosa bella è che spesso, proprio chi si ferma davanti a questi dubbi, è in realtà più che capace di destreggiarsi con competenza e professionalità nella propria attività lavorativa.

Cos’è la sindrome dell’impostore?

Cos’è la sindrome dell’impostore? Di cosa sto parlando esattamente? Vediamo se ti riconosci in queste caratteristiche:

hai presente quella sensazione che hai quando non ti senti abbastanza autorevole nella tua professione, quando ti sembra di non meritare i tuoi successi nonostante i riconoscimenti esterni e le evidenze oggettive? Un misto tra euforia e totale scoraggiamento.

La sensazione che provi tutte quelle volte che ad un complimento rispondi togliendo l’attenzione da te, dando il merito al caso o a qualcun altro.

Continuo?

Sei libera professionista o aspirante, vivi o vorresti vivere della tua professione creativa, le cose iniziano a funzionare: le persone comprano i tuoi servizi, comprano gli oggetti che crei… sei felice mentre lavori, il tuo lavoro di appaga e non fai fatica. 

Tutto bellissimo. 

Sentirsi da meno ma essere un più

Ma ti è mai capitato di sentirti in difetto nel chiedere un pagamento proprio perché il tuo lavoro ti piace così tanto? 

E ancora, la sindrome dell’impostore è quella sensazione che provi quando non ti senti abbastanza preparata, il corso che hai fatto non è abbastanza riconosciuto in termine di attestati, quando passi dall’euforia di un servizio venduto allo scoraggiamento di essere scoperta “sei o non sei una professionista davvero?”. La tua collega ti sembra più preparata di te. Se si sa che l’erba del vicino è sempre più verde, quando si parla della tua professione ti dimentichi di certe ovvietà.

Benvenuta nel club! 

Non siamo qui per smascherarti ma per dirti che è tutto perfettamente normale

L’impostore abita ognuna di noi

Il termine sindrome dell’impostore è stato coniato negli anni ‘80 e ben il 70% della popolazione mondiale ne soffre, e, udite udite, specialmente se donna. Pensa un po’.

Non sei sola! Ti do subito una buona notizia:

la sindrome dell’impostore è il segnale che sei una persona disposta a mettersi in gioco e in discussione! Questo non fa di te un impostore! È il segnale che sei pronta a migliorarti!

Attenzione al perfezionismo!

C’è distinzione tra fare del tuo meglio ed essere la migliore!

Prova a smettere di inseguire la perfezione, anche gli errori e i fallimenti fanno parte del gioco, ti permettono di crescere e imparare. 

Quando senti arrivare l’impostore, prova a guardarti in scala, guardati con gli occhi del tuo cliente. Sicuramente sei anche solo un gradino più competente di lui/lei in quello che fai. Se si affida a te è perché ha bisogno di conoscere la tua disciplina, se compra da te un oggetto è perché da solo/sola non sa crearlo.

Non guardarti solo con i tuoi occhi perché tu sai dove vuoi arrivare e quante cose ancora vuoi imparare e non ti sentirai mai abbastanza rispetto alla te del futuro!

Prova invece a ripensare alla te di esattamente un anno fa: dove eri e quante cose hai superato e imparato fin qui?

Puoi essere felice lavorando
Non c’è niente di male nel fare qualcosa che ti piace, e non c’è niente di male nel farsi pagare per qualcosa che ti piace fare!

E’ un retaggio culturale purtroppo radicato quello per cui vale l’equazione:

lavoro=sofferenza.

‘Fai ciò che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita’  diceva Confucio.

Ama il tuo impostore perché non ti abbandonerà presto, forse non lo farà mai. L’importante non è sconfiggerlo ma accettarlo e non lasciare che ti blocchi, in modo tale che rimanga quella spinta sana che ti fa venire voglia di studiare, di continuare a formarti, di saperne sempre di più.

Da oggi perché non provi a rispondere semplicemente GRAZIE ad un complimento?