Chi desidera intraprendere la professione di social media strategist spesso si concentra sugli aspetti esterni: corsi, certificazioni e strumenti tecnici. Tuttavia, il vero punto di partenza risiede nell’interiorità, nella ragione profonda che spinge a scegliere una determinata strada professionale.
La storia di Sara Garino, graphic designer e social media manager e strategist del team di Lofacciodigital, è l’emblema di questo percorso evolutivo.
La sua traiettoria non è stata rettilinea, ma un intreccio sapiente di esperienze diverse: dagli studi in ragioneria al lavoro nell’azienda di famiglia, fino al diploma all’Accademia di Belle Arti. In questa puntata di Salti, i pensieri che muovono il business, la professionista ripercorre le tappe che l’hanno portata a definire un’identità lavorativa autentica, capace di riflettere il proprio valore indipendentemente dal confronto con gli altri.
Cambiare carriera: mettersi in gioco senza farsi paralizzare
Sara apre la conversazione con una riflessione che molte libere professioniste si trovano a fare prima o poi: cambiare strada richiede di mettere da parte i dubbi e accettare che il percorso non sarà lineare.
Lo dice raccontando la convinzione che ha dovuto fare sua in questo percorso: “mettersi in gioco, il fatto di provare a cambiare la propria strada senza farsi troppe paranoie.”
Il passaggio dalla ragioneria al graphic design potrebbe sembrare una frattura; al contrario, è stato un valore aggiunto.
La formazione tecnica le ha fornito la capacità di analizzare il business con uno sguardo analitico, unendo precisione numerica e slancio creativo.
Parallelamente, la crescita professionale passa per il rafforzamento dell’autostima: imparare a riconoscere i propri successi e a dare priorità alla propria visione rispetto al giudizio esterno è fondamentale, specialmente in un settore dove l’esposizione quotidiana è la norma.
Il coraggio di agire e la solidità interiore sono i due pilastri necessari per avviare e sostenere qualsiasi progetto.

Dal business di famiglia al Graphic Design: un percorso non lineare
Le radici professionali di Sara affondano nell’azienda di famiglia, nata nel 1994 dal sogno del nonno che apre un colorificio. Quella stessa attività si è poi trasformata negli anni e oggi offre un servizio completo: dalla scelta del colore alla progettazione fino alla realizzazione finale degli spazi.
Sara entra in azienda durante gli ultimi anni di scuola e applica subito le competenze acquisite. Durante gli studi, ha scelto di seguire la propria passione per l’Accademia di Belle Arti, integrando le competenze analitiche acquisite in precedenza con il marketing e la comunicazione visiva.
Durante il suo percorso formativo ha saputo costruire una carriera parallela:
- Ha curato l’identità visiva dell’impresa familiare;
- Ha approfondito autonomamente le dinamiche dei social media;
- Ha consolidato le prime collaborazioni con clienti esterni.
Oggi questo bagaglio le permette di spaziare con naturalezza tra la comunicazione tradizionale e quella digitale.
L’unicità nella comunicazione: oltre l’intelligenza artificiale
“Ognuno di noi si distingue dall’altro. Le motivazioni e i nostri valori sono quello che ci contraddistinguono.” racconta Sara nel corso della puntata condotta da Veronica Colombo proseguendo che la sua unicità si manifesta nell’osservare il mondo che la circonda.
Musica, fotografia, viaggi, l’amore per i musei e per il violino, studiato a 19 anni e mai abbandonato: tutto alimenta uno sguardo personale che poi si riversa nel lavoro quotidiano.
“La mia unicità sta proprio nel fatto di riuscire a fotografare quello che mi circonda sotto il mio punto di vista. Nella mia comunicazione cerco sempre di metterci quel tocco creativo in più.”
Il tema della creatività emerge come elemento centrale anche per chi non lavora in ambiti artistici.
Nel corso della puntata, Sara e Veronica esplorano come la creatività appartenga a ogni libera professione.
Un osteopata, un avvocato, un consulente devono costruire un servizio personalizzato, comunicarlo verso l’esterno e differenziarsi sul mercato: la creatività non è un lusso ma uno strumento di lavoro. Senza quella scintilla resterebbero solo contenuti standard, replicabili da qualsiasi intelligenza artificiale.
Quanto costa un social media manager e strategist? Dare valore al proprio lavoro
Definire il giusto prezzo per i propri servizi è una delle sfide più grandi. Superata la fase iniziale della “gavetta”, la consapevolezza porta a riconoscere l’impegno e la competenza che si celano dietro ogni progetto.
Considerare il cliente come un partner strategico trasforma il rapporto di lavoro: non si produce solo un contenuto, ma si costruisce un obiettivo comune attraverso una collaborazione quotidiana e duratura.
Nei social la collaborazione si costruisce nell’arco di quattro o sei mesi minimo, e in quel tempo qualcosa cambia di natura.
Il cliente smette di essere una persona a cui consegnare un servizio e diventa un partner con cui condividere un obiettivo, qualcuno con cui ci si sente tutti i giorni e si costruisce qualcosa insieme.
“Non lavori per il cliente, lavori con il cliente.”
In questa frase Sara racchiude il senso del suo lavoro. Il cliente diventa qualcuno con cui camminare verso un obiettivo comune. È la stessa visione che il team di Lofacciodigital porta nelle sue collaborazioni quotidiane.

Il metodo Ikigai per costruire una professione autonoma
Nel ripercorrere la sua crescita, Sara individua un momento preciso che ha cambiato la direzione del suo business. Non un evento isolato, ma una presa di consapevolezza:
“La svolta è arrivata quando ho capito come unire la mia passione del marketing in una professione.”
Sei anni fa i social erano un mondo molto diverso da quello attuale. Sara comincia a osservare da vicino, prima per l’azienda di famiglia, poi per i primi clienti. La pandemia accelera il processo e trasforma quella che era un’attività marginale in un focus principale.
Da lì arriva il salto vero.
Oggi Sara guarda al futuro attraverso il concetto giapponese di Ikigai, che traduce con parole semplici: trovare il motivo per cui ci si alza la mattina.
Un invito a fermarsi prima di prendere una decisione importante e a chiedersi quale sia la propria ragione profonda.
“Prima di cambiare strada mettersi lì un attimo e capire qual è il tuo perché.”
Per chi cerca come diventare social media manager o come costruire qualsiasi altra professione autonoma, questo passaggio fa la differenza. Senza un perché chiaro, ogni difficoltà rischia di trasformarsi in un motivo per mollare. Con un perché solido, ogni ostacolo diventa parte del percorso.
Il consiglio finale? Lanciarsi con entusiasmo davanti ai bivi della vita e imparare a celebrare i propri traguardi:
“Non dimenticarsi di fregarsene degli altri e dirsi bravi ogni tanto”.
Una pratica semplice che vale per chiunque stia costruendo il proprio percorso e che restituisce dignità anche ai passi più piccoli.
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L’episodio “L’importanza di capire il proprio perché prima di buttarsi” con Sara Garino per Lofacciodigital è disponibile ora su Spotify ,Apple Podcast e sulle principali piattaforme di ascolto.
Ho lavorato per 10 anni come dipendente ma con un sogno nel cassetto: non dover dipendere più da nessuno se non da me stessa.
Nel 2019 sono diventata libera professionista.
Da vera multipotenziale ti aiuto a tirare fuori il tuo talento sui social con formazioni ad hoc e come assistente personale ti aiuto in quello che non riesci a fare.


