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Il primo anno da freelance

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Un anno e mezzo da freelance: i miei pro e contro e cosa ho imparato lavorando come libera professionista da remoto. Partiamo da un presupposto: mi è sempre piaciuto essere autonoma sul lavoro, anche nei lavori da dipendente che ho fatto nella mia vita. Il primo anno da freelance è stato comunque particolare.

Essere indipendente quando ero dipendente per me voleva dire conoscere abbastanza bene il mio lavoro da non aver bisogno di essere “comandata” e assumermi sempre le mie responsabilità, anche quando non ero pagata abbastanza per farlo.  

Essere libera e responsabile del mio lavoro mi ha reso ancora più cosciente di quanto non avere “padroni” sia soddisfacente, ma al tempo stesso impegnativo.

Perché ho scelto di diventare freelance

Diventare una digital worker è stata quasi una scelta obbligata e necessaria, inizialmente, e se penso a come questo primo anno da freelance sia passato, vedo tutto il percorso che ho fatto.

Nel 2020 vivevo all’estero già da diversi anni. A causa della pandemia, ho perso il lavoro e i progetti per il futuro sono andati in fumo, così sono dovuta rientrare in Italia.

Quando mi sono resa conto di dovermi rimboccare le maniche e ripartire da zero, la prima cosa che mi sono detta è che mai e poi mai avrei voluto ricominciare a lavorare da dipendente al sud Italia (sfruttata, mal pagata e, molto probabilmente, senza contratto).

In più, eravamo nel periodo di chiusure e limitazioni per la pandemia, e per motivi personali avevo l’esigenza di non essere legata a un luogo fisso.

Così ho ordinato un nuovo pc su Amazon, mi sono seduta al tavolo e ho cominciato a interessarmi di digital marketing. Dopo una serie di corsi e qualche esperienza nella gestione social, ho capito di essere più portata per la scrittura di contenuti.

In poco tempo sono arrivate le prime occasioni di lavoro, poi altre e altre ancora. Ed eccomi qui.

Lavorare da freelance: cosa ho imparato nel primo anno

All’inizio ne sapevo ben poco e presto ho capito che lavorare da freelance nel digital marketing non è così facile come sembra, ma neanche impossibile se ha la giusta forma mentis ( a proposito sai cos’è la unique value proposition?) . 

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Ho sempre creduto nelle ripartenze e con gli anni mi sono convinta che l’età è solo un numero e non è mai troppo tardi per reinventarsi. Ma al tempo stesso ho acquisito consapevolezze che prima non avevo. Ad esempio, ora so:

  • che per crescere devi studiare, sempre e tanto;
  • che puoi davvero vivere e mantenerti lavorando al pc;
  • che buttarsi e non aver paura di fallire paga sempre;
  • che bisogna essere organizzati e diventare bravi nel gestire il tempo per evitare burnout o di passare giornate a non concludere nulla;
  • che per ottenere il giusto compenso bisogna fare un po’ di gavetta e poi imparare a farsi valere.

Cosa mi piace del mio lavoro da freelance

Sì, lavorare in proprio mi piace. Non è la mia prima esperienza, in passato ho già aperto e gestito un’attività commerciale per alcuni anni. 

Sicuramente di questo primo anno da freelance mi porto anche il fatto che lavorare da remoto però è diverso e ha molti più vantaggi, secondo me. Ad esempio: 

  • posso gestire il mio tempo;
  • posso decidere dove, come e quando lavorare (ma, attenzione, questo vuol dire anche impegnarsi di più);
  • posso muovermi e viaggiare senza perdere giorni di lavoro (adoro scrivere in treno!);
  • ho la possibilità di stringere collaborazioni con persone che vivono in qualsiasi parte d’Italia e del mondo, annullando le distanze;
  • non ho bisogno di spostarmi: questo vuol dire risparmio di tempo che posso dedicare ad altro.

Cosa non mi piace della vita da freelance

Diciamolo. La maggior parte della gente pensa che chi lavora da casa non lavori affatto. E quindi sei libera di ricevere amici/parenti, parlare al telefono per ore, cucinare, accudire la nonna ecc. 

Invece, lavorare da freelance richiede grande impegno (no, non sei sempre in vacanza), costante concentrazione e organizzazione. Farlo capire a chi ti sta intorno non è semplice e per me è, a volte, fonte di stress.

Per quanto mi riguarda, non amo in modo particolare il fatto di stare tante ore ferma al pc e avere poca interazione reale. In compenso ho trovato tante nuove amiche “virtuali” che mi ispirano e mi sostengono.

Il mio lavoro è fatto spesso di collaborazioni a termine. Questo significa che devo cercare sempre nuove opportunità

Non amo dover trattare con prospect difficili. Finora ho sempre pensato che ogni occasione di lavoro va presa, adesso però sto cominciando a fare selezione e, se percepisco che un cliente potrebbe essere una gatta da pelare, preferisco lasciare andare: la salute mentale prima di tutto!

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Last but not least… vuoi sapere la verità? 

Non mi piace dovermi promuovere sui social (scopri come ti aiuta #lofacciodigital a metterci la faccia). Sono sempre stata una persona schiva e il dovermi mettere in mostra mi crea disagio. Lotto ancora con me stessa, ma sto cominciando a farlo e ne comprendo i benefici

Come sopravvivere alla vita da freelance?

Ecco cosa fare per aiutarsi:

  • ogni giorno prepararsi come se si stesse andando in ufficio: essere sciatti perché sei a casa non aiuta;
  • frequentare gente, non rintanarsi solo davanti allo schermo;
  • lavorare collaborando a stretto contatto con altri professionisti (come succede ad oggi in questo progetto di rete al femminile).

In conclusione

Tirando le somme di questo primo anno: sono soddisfatta del mio lavoro da freelance? Assolutamente Sì