A volte, quando pensiamo a un negozio di usato per bambini, immaginiamo oggetti ammassati alla rinfusa, poca scelta e articoli datati.
Elena Lucchini ha dimostrato che un’altra strada è possibile. Nel suo Store Usato Bimbi a Cassina de’ Pecchi (Milano), dedicato alla fascia 0-9 anni, ogni articolo viene rigorosamente selezionato, catalogato, stirato e valorizzato come in una boutique.
L’attività funziona con la formula del contovendita: le famiglie portano ciò che i figli non usano più e altre ne riscoprono il valore, pronto per una seconda vita.
Con il tempo, però, lo store è diventato un vero punto di riferimento del territorio, dove le mamme si fermano a chiacchierare, cercano un consiglio ed entrano a fare parte di una community.
In questa puntata di Salti, i pensieri che muovono il business, Elena racconta come ha rilevato un’attività esistente per trasformarla a sua immagine, intrecciando cura del dettaglio, sostenibilità e relazioni umane. Una storia che parte dal salto più importante: la decisione di lasciare il lavoro dipendente per costruire qualcosa di autenticamente suo.
Dall’organizzazione di eventi alla gestione di un negozio di usato per bambini
La storia di Elena dimostra come le competenze del passato possano trasformarsi in un nuovo progetto di vita. Prima di questa avventura, lavorava come dipendente nell’organizzazione di convegni scientifici: un settore per cui aveva studiato e in cui aveva maturato anni di esperienza.
Nel 2020 nasce suo figlio Filippo. Tra le restrizioni del lockdown e i primi mesi da mamma, l’unico canale pratico per acquistare articoli di seconda mano diventa Vinted. È proprio da questa esperienza quotidiana che inizia a farsi spazio un’idea concreta di business.
Il salto da cliente a proprietaria di uno store dell’usato
Il negozio in realtà esisteva già: era stato fondato da due ragazze (inizialmente affiliate a un franchising) ed Elena lo frequentava regolarmente come cliente. Quando le proprietarie decidono di cedere l’attività, Elena sente che è il momento giusto per fare il grande salto e rilevarla per modellarla secondo la propria visione.
“Lì è stato proprio il coraggio a fare la differenza, perché c’era un bimbo piccolo e una nuova vita da costruire — che in fondo era anche la mia”, racconta Elena durante l’intervista rilasciata a Veronica Colombo.
All’inizio il progetto parte come un’avventura condivisa con un’amica, che però deve abbandonare presto il percorso. Elena non si scoraggia: resta da sola al timone e per quattro anni dedica ogni energia al negozio, prima di arrivare ad assumere la sua prima collaboratrice.
Partendo da un lavoro completamente diverso, Elena è riuscita a trasformare uno store di usato per bambini in un luogo unico, fondato su cura del dettaglio, sostenibilità e relazioni autentiche.

Un negozio dell’usato per bambini che sfata ogni pregiudizio
Oltre alla gestione quotidiana, la prima vera missione all’interno dello store è abbattere un cliché ancora molto diffuso: l’idea che l’usato sia sinonimo di poca scelta o scarsa qualità.
“È un mito da sfatare: spesso si pensa che nell’usato non ci sia possibilità di scegliere”, spiega la titolare.
Chi varca la soglia di Store Usato Bimbi scopre invece un’incredibile varietà di marche, modelli e stili. Capi e oggetti arrivano infatti da famiglie differenti — molte delle quali straniere — portando tra gli scaffali pezzi unici e articoli provenienti da mezza Europa.
La cura del dettaglio al centro dell’esperienza
La qualità dello spazio e del prodotto è il pilastro su cui si regge l’intera esperienza d’acquisto.
Ogni articolo viene controllato con attenzione, registrato e sistemato con ordine visivo. Questo approccio trasmette un messaggio chiaro che va ben oltre la semplice vendita: prendersi cura delle cose ne allunga la vita e le rende preziose per altri bambini, unendo sostenibilità ambientale e valore sociale.
Ecco quali sono i punti di forza che distinguono Store Usato Bimbi:
- Controllo e tracciabilità: ogni pezzo viene registrato, catalogato e verificato prima di finire a scaffale.
- Presentazione impeccabile: l’abbigliamento viene consegnato pulito, stirato ed esposto con ordine, senza imperfezioni.
- Selezione consapevole: la scelta degli articoli punta sull’utilità reale per le famiglie, evitando di affollare gli spazi.
- Ampia varietà di stili: l’apporto di tante famiglie diverse garantisce una scelta autentica tra marchi, modelli e fascia di prezzo.
Come funziona il contovendita in un negozio dell’usato
Dietro il successo del negozio c’è un modello aziendale trasparente e ben strutturato.
Le famiglie consegnano gli articoli che i propri figli non usano più; Elena li valuta, seleziona ciò che risponde ai requisiti di qualità e utilità e li mette in esposizione.
Al momento della vendita, il ricavato viene diviso equamente a metà: il 50% va alla famiglia proprietaria e il restante 50% al negozio, a copertura del minuzioso lavoro di selezione, sanificazione, allestimento e gestione del cliente.
Il dietro le quinte: i passaggi del flusso di lavoro
Ogni singolo articolo segue un iter rigoroso e standardizzato prima di trovare una nuova casa:
- Ritiro e selezione: accoglienza del materiale portato dalle famiglie.
- Controllo qualità: verifica accurata delle condizioni per scartare capi difettosi o rovinati.
- Registrazione e tracciabilità: catalogazione di ogni pezzo associato al nome del proprietario.
- Allestimento e promozione: posizionamento a scaffale e pubblicazione sui canali online con foto dedicate.
Nei momenti di cambio stagione questo meccanismo si trasforma in un vero e proprio tour de force, con il negozio sommerso da scatole da registrare, etichettare e fotografare. Si tratta di un immenso lavoro invisibile che i clienti non vedono quando entrano, ma che rappresenta il cuore pulsante dell’attività.

L’ unicità è essere sé stessa: etica, empatia e fiducia
Quando si parla di posizionamento e unicità, Elena non cita formule di marketing o strategie aziendali.
“Capire che potevo essere me stessa… è quello che rende questo spazio unico”, racconta.
Negli anni da dipendente sentiva spesso la necessità di smussare aspetti del proprio carattere. Nel suo progetto indipendente, invece, ha scelto di portare tutta la propria trasparenza e leggerezza nel modo di relazionarsi con le persone, senza filtri.
Un approccio che si traduce in un legame con le clienti che assomiglia molto di più all’amicizia che alla vendita standard.
Tante mamme varcano la soglia per cercare un capo d’abbigliamento e finiscono per fermarsi a chiacchierare, chiedendo un parere sincero.
Elena non esita a consigliare per il meglio chi ha di fronte, anche quando questo significa rinunciare a un incasso immediato: se una cliente si presenta con una lista di dieci articoli ma tre risultano superflui, glielo dice chiaramente.
Questa profonda etica nella selezione genera un rapporto di fiducia autentico, che spinge le persone a ritornare nel tempo.
Imparare a dare il giusto valore al proprio lavoro
Anche la gestione economica è stata un percorso di crescita e consapevolezza.
All’inizio Elena si è trovata ad affrontare la classica sfida di chi apre partita IVA: imparare a prezzare la merce scindendo il valore effettivo da quello affettivo (applicando come riferimento la regola dell’usato a circa il 50% del prezzo originale).
Tuttavia, il passaggio più complesso ha riguardato la quantificazione del proprio compenso.
Per il primo anno e mezzo si è accontentata di una retribuzione minima, guidata da una prudenza quasi istintiva verso un’attività neonata. La svolta è arrivata grazie al confronto con il marito (professionista in ambito amministrativo) che la aiuta a guardare la realtà dei numeri.
“Lì ho capito che il mio lavoro vale, esattamente come valeva quello che facevo in ufficio“
Da quel momento Elena ha iniziato a riconoscere l’effettivo valore delle ore dedicate alla propria attività, calcolando un compenso equo che tenesse conto di tasse, spese di gestione e investimenti futuri.
Su questo terreno arriva anche il supporto di Lofacciodigital il lavoro sui social media costruisce presenza e porta persone nuove verso il negozio:
“Le pagine Instagram che grazie a voi [Lofacciodigital, ndr.] nell’ultimo periodo stanno anche crescendo e stanno portando tante cose belle”, racconta Elena, che vede la relazione digitale allargare quella fisica.
Il consiglio: ascoltarsi su basi solide
A chi vuole crescere con il proprio business, Elena consiglia di ascoltarsi.
Lo ha imparato prima come mamma, quando le decisioni prese contro il proprio sentire finivano male, e ha portato lo stesso principio nell’attività.
Seguire l’istinto le permette di riconoscere le scelte che le appartengono, anche quando qualcuno intorno suggerisce il contrario.
L’istinto, però, poggia su fondamenta concrete, e Elena tiene insieme i due piani:
- Costruire un progetto con basi chiare, prima di muoversi;
- Mettere giù i numeri, per governare la parte economica;
- Ascoltarsi e seguire il sentimento, una volta che la struttura regge.
“Una volta che hai quel progetto, hai quelle basi, hai messo giù anche dei numeri, poi ascoltarsi, andare un po’ più a sentimento”, racconta nell’intervista.
Ed è la stessa convinzione che la accompagna dall’inizio: accettare i cambiamenti come cambiamenti e non come fallimenti, per trasformare ogni ostacolo in un trampolino.
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Ho lavorato per 10 anni come dipendente ma con un sogno nel cassetto: non dover dipendere più da nessuno se non da me stessa.
Nel 2019 sono diventata libera professionista.
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