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Storie di libere: come sono arrivata a metterci la faccia

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Sono Veronica e sono qui per raccontarti la mia storia. La storia di una libera professionista che ha imparato a metterci la faccia! Una storia come tante? Forse! Ma unica, come poi alla fine sono tutte le storie. Diventare una libera professionista è spesso la punta di un iceberg, una scalata verso te stessa e verso quello che ti fa stare bene.

Te la lascio come dono, te la scrivo perché forse potrebbe esserti utile a fare il grande salto, o solo per non farti capire che non sei sola in questo percorso.

Prima di metterci la faccia ci ho messo: cuore, pianti, dedizione

Metterci la faccia: come i social diventano alleati!

Non andrò molto indietro nel tempo, sarà una storia di progetti, di sconfitta, di lacrime ma anche di rivincita però voglio raccontarti cosa mi è successo per farti capire come ho fatto ad approdare all’interno di lofacciodigital.

Ho passato buona parte della mia vita lavorativa a fare lavori che non mi piacevano, non mi interessavano, non mi stimolavano. Parto dal dirti un segreto: sono multipotenziale. L’ho scoperto da poco tempo ma rispondo perfettamente alla definizione: “Le persone Multipotenziali hanno la capacità di avere più interessi e di appassionarsene fino a diventarne competenti. Questo genere di persone si annoiano al pensiero di fare la stessa attività per tutte la vita. Hanno necessità di spaziare da un settore all’altro. Una persona che ha più aspirazioni professionali, viene erroneamente vista come inconcludente, questo accade a causa di un retaggio culturale.”

Eccomi, tutta me stessa descritta in poche righe. Il fatto di essere così mi ha sempre portata a fare bene il mio lavoro, a diventare competente, a crescere, fino a stancarmene e ad annoiarmi. Poi diciamocelo, alcuni lavori erano davvero noiosi già di loro.

Dalla maternità al babywearing

E quindi mi ritrovo nel 2017 in questa azienda cosmetica, ci lavoro da pochi mesi ma la mia capacità è evidente, inizio a crescere, a far crescere chi lavora con me, ma. C’è sempre un ma. Rimango incinta. Crescita lavorativa e gravidanza, in questo Mondo, nel XXI secolo non vanno proprio d’accordo.

Luglio 2018 nasce Noah, la mia vita, un bambino che pare un angelo, che mi da tantissimo. Ma il mio cervello freme, non ce la faccio a fare solo la mamma, (vita da libera) non è la mia strada, è evidente a chi sta vicino a me. Decido di sfruttare la passione del momento, il babywearing (strumento che ho conosciuto grazie a Noah e alla sua voglia di piangere tutto il giorno), per mettermi a studiare e capire se posso farlo diventare un lavoro, non per forza a tempo pieno. Frequento così un corso e divento consulente babywearing. Intanto scade il mio contratto lavorativo e rimango a piedi.

Il corso diventa il mio trampolino di lancio. Decido che è ora di buttarmi, decido che forse la mia strada è lavorare per me stessa e non per un’altra persona che guadagnerà dal mio lavoro. Eccoci quindi all’inizio della mia avventura. A luglio 2019 apro “L’Arca di Noah”, un piccolo negozio in un piccolo paesino brianzolo, dove offro la mia competenza come consulente babywearing in aggiunta alla vendita di prodotti per l’infanzia e zero waste.

Nonostante il tema particolare, nonostante la “paura” della gente di fronte a qualcosa che non conosce, funzionava, non come mi immaginavo, ma funzionava (le aspettative nella libera professione sono da usare con cautela!).

E poi arriva il Covid

Non è che può andare bene sempre tutto no? Così a marzo 2020, appena inizia il tutto, tiro giù la serranda per non risollevarla più. L’incertezza era troppa in quel periodo per rischiare di buttare via denaro senza entrate certe.

Il mio sogno finisce così dritto nel cassonetto, il mio cuore si spezza, la disperazione la fa da padrone. Piango per giorni, avevamo investito tutto quello che avevamo lì dentro, sia i soldi che le speranze. Ma io sono una persona tenace, ho le ovaie di ferro e soprattutto NON voglio tornare a fare la vita di prima, non voglio tornare a fare un lavoro che non mi stimola, non voglio continuare a lavorare per altre persone, non voglio che siano gli altri a decidere per me orari e qualunque altra cosa. Voglio essere ancora padrona di me stessa (manifesto delle libere).

E così mi metto di buona lena e creo il mio sito wordpress, da sola, con fatica, tantissima. Ma sono sempre stata smanettona e ce la faccio. Vado online con il mio e-commerce e ci provo, tento la strada, ormai da perdere non ho più davvero nulla.

Manca ancora qualcosa!

Il lavoro va e non va, è un periodo difficile per tutti, fatico a tirare avanti nonostante ce la metta davvero tutta. Mi manca qualcosa: inizio a fare corsi per i social, Instagram soprattutto, corsi per imparare nuove conoscenze, corsi per ogni cosa possa servirmi.

Conosco poi Federica, la nostra coach, e intraprendo un percorso di 8 settimane con lei che mi da le basi e la forza per rimettermi in gioco. Riprendo in mano così il mio profilo Instagram (che ad ora è praticamente il mio unico canale di comunicazione insieme al sito e al blog) e inizio a lavorarci. Settimane, mesi, piano piano comprendo cosa c’è dietro, capisco cosa devo fare, come muovermi, ci provo, sbaglio, ci riprovo, funziona. Ci vuole pazienza, Fede me lo dice ogni giorno. Ci vuole costanza, tantissima costanza.

Nel mentre però comprendo una cosa: sono bravissima a metterci la faccia. Storie, reel, dirette, mi piace, mi piacciono. E così continuo a studiare, a cercare, a migliorarmi. Metterci la faccia diventa un modo tutto nuovo (per me) di raccontarmi, di condividere il mio lavoro, ma anche i mei ideali.

Ad aprile 2021 faccio un rebranding ed elimino dal mio store il babywearing, le consulenze, il settore materno infantile per dedicarmi completamente allo zero waste. Lo sento mio, è la mia strada, non ne ero consapevole ma è la mia vita, la mia vocazione. Un passo importante ma che mi fa crescere ancora di più. 

Conclusioni… ma siamo solo all’inizio!

Tutto questo racconto è per dirti che, con impegno e dedizione, con pazienza e voglia di mettersi in gioco (e di metterci la faccia), i social possono essere un alleato gigantesco. Bisogna avere voglia di fare, voglia di sbagliare e di rialzarsi. Ad oggi ho più di 1000 follower e tu dirai “va bè, ma mica sono tanti”. Hai ragione, non sono tantissimi, ma Mara ce l’ha spiegato in un post che, avere 10k follower non serve se non diamo contenuti di valore e se alla gente non interessiamo davvero. Io ho 1000 follower ma sono in costante crescita, grazie alla pazienza e alla costanza.

Corri a sbirciare sul mio Instagram, non perderti le mie dirette, che ci metto la faccia ma sempre tanto cuore.

E ricorda: dietro ogni successo c’è una grande sconfitta!