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Silvia Mozzone: connettere professioni e persone

Iltaschino ricco di strumenti per una professionista sanitaria

Silvia Mozzone ha costruito la sua libera professione sanitaria attorno a una leva strategica fondamentale: il valore della persona.

Si tratta di un metodo concreto che guida ogni sua scelta. Dalla selezione dei collaboratori, al dialogo con le famiglie, fino alla definizione precisa dei confini della propria attività. 

Da questo approccio nasce il Laboratorio La Libellula a Roddi (Cuneo), una rete integrata di professionisti e una solida comunità di famiglie.

Infermiera, osteopata e consulente in allattamento IBCLC, Silvia valorizza ciascuna delle sue tre professioni mantenendole distinte e ben riconoscibili.

 In questa puntata del podcast Salti, i pensieri che muovono il business, ci racconta come la centralità della relazione sia la chiave del suo successo.

Dall’ospedale pubblico al Laboratorio La Libellula

Silvia inizia la sua carriera come infermiera nella sanità pubblica, all’interno di un’area riabilitativa che richiede attenzione costante e visione d’insieme. Da quell’esperienza sviluppa una competenza fondamentale: la capacità di prendere in carico la persona nella sua totalità.

Lascia la sanità pubblica quando sente che le condizioni non le permettono più di esprimersi come vorrebbe, e compie il salto senza rete: 

Stare nella fiducia che le cose accadano mi ha permesso di licenziarmi, lo dico senza vergogna, con 500 euro sul conto e vivevo da sola“.

Inizia collaborando con poliambulatori ad Alba e Torino, passa a uno studio in condivisione e infine fonda uno spazio indipendente. 

Nasce così il Laboratorio La Libellula: laboratorio perché richiama la trasformazione e la manualità e la libellula, il simbolo del cambiamento che accompagna la gravidanza, il post-parto, la crescita del bambino e l’impegno di chi si dedica alla salute.

Oggi il centro ha attive collaborazioni con diversi professionisti che operano nel materno infantile. Non si ferma ai trattamenti osteopatici e alle consulenze in allattamento: ospita momenti informativi e di aggregazione per le famiglie e incontri tra professionisti, dal vivo e online, perché per Silvia la cura passa anche dal costruire comunità.

Lo spazio colorato e accogliente del centro La Libellula dove Silvia svolge la libera professione sanitaria

Essere umani, il vero modello di business

Se c’è una leva che tiene insieme tutto il resto, per Silvia è l’umanità, e lo dice con una definizione che vale come posizionamento: “forse il mio modello di business è essere umani“.

Sceglie le persone con cui lavora a partire da un criterio che sposta l’asse della performance ai valori. 

Conosce pregi e fatiche di chi le sta accanto, non le cambierebbe, e continua a volerci costruire cose insieme. 

Preferisce chi condivide valori e voglia di crescere a chi rende al cento per cento senza quella base comune, perché è la dimensione umana a reggere la motivazione nelle giornate storte. 

Tre professioni che convivono in una sola persona

Essere umani, per Silvia, passa prima di tutto dall’onestà verso chi ha davanti: dichiarare con quale competenza sta parlando in quel momento, senza spacciare un ruolo per un altro. 

Tre formazioni dentro una sola persona pongono un problema che molti risolvono impastando tutto in un’etichetta unica, più comoda da comunicare ma meno rispettosa. 

La massima trasparenza verso i pazienti consiste nello spiegare esattamente quale competenza si attiva di volta in volta e lo illustra durante l’intervista con la metafora della torta.

La superficie ne rappresenta la sua identità professionale, mentre gli ingredienti interni mantengono la propria specifica identità.

Nei primi mille giorni di vita del bambino (dal concepimento ai tre anni), le sue tre anime offrono contributi integrati:

  • L’infermieristica garantisce una visione d’insieme e l’attenzione al contesto familiare.
  • L’osteopatia attiva le risorse di salute presenti nel corpo attraverso il lavoro manuale.
  • La consulenza IBCLC offre un supporto specialistico mirato nella fase dell’allattamento.

Questa chiarezza assicura la massima tutela per la persona assistita e rafforza l’autorevolezza del professionista.

Conoscere i limiti per costruire una rete

La stessa onestà porta a un secondo passo: riconoscere fin dove arriva la propria competenza. 

Per Silvia non è un confine da subire ma il punto da cui parte tutto il resto. Rovescia il ragionamento comune: sapere dove finisce il proprio lavoro non chiude niente, apre. 

Quando io riconosco i miei limiti” racconta a Veronica durante la puntata del podcast “Sto nel mio e dichiaro chiaramente alla persona che viene, io posso far questo, mi si apre un mondo di ricchezza“.

Da quel riconoscimento nasce una rete che regge la cura molto più di quanto reggerebbe chi prova a fare tutto da solo:

  • La collaborazione con la logopedista, con l’ostetrica, con i colleghi che presidiano ciò che lei non presidia;
  • L’apprendimento che arriva dal confronto e non dai manuali, cioè capire quando una richiesta va indirizzata altrove;
  • La tutela della persona che si affida, che deve sapere in anticipo che cosa troverà da lei e che cosa cercare da un altro.

Lo racconta senza giri di parole: chi pretende di sapere tutto regge per un tratto e poi vacilla. Dichiarare i propri confini, invece, la mette nella condizione di essere più d’aiuto, perché indirizza la persona verso chi può darle la risposta giusta e impara dai colleghi ciò che da sola non imparerebbe.

Un momento di incontro con una famiglia e il suo bambino per Silvia

Promuovere l’autonomia del paziente 

Un percorso di cura efficace punta a rendere la persona autonoma nel minor tempo possibile. Durante un confronto con il team di Lofacciodigital, Silvia ha sintetizzato così la propria visione:

“Il traguardo più alto è creare le condizioni affinché le persone ritrovino piena fiducia nella propria salute.”

Potenziare le capacità del genitore significa accompagnarlo fino al momento in cui la famiglia è pronta a proseguire da sola. 

In sintonia con i principi della medicina tradizionale, la riuscita del percorso coincide con il progressivo diradarsi dei controlli: la vera efficacia della relazione d’aiuto risiede nel restituire al paziente la guida completa della propria vita.

Investire sulla crescita personale per dare valore alle tariffe

Il passaggio al lavoro autonomo richiede un’evoluzione nella gestione del valore economico della propria prestazione. L’adeguamento dei prezzi, sviluppato all’interno del percorso con Lofacciodigital, poggia su un costante investimento su di sé:

“Ho destinato risorse straordinarie alla mia formazione personale e professionale, considerandola la priorità assoluta.”

La padronanza tecnica e la solidità personale permettono di proporre tariffe adeguate, pienamente riconosciute e apprezzate dai pazienti. La definizione dei prezzi si fonda su tre pilastri:

  1. Aggiornamento continuo e competenze specialistiche.
  2. Obiettivi chiari e percorsi definiti con precisione.
  3. Agevolazioni trasparenti, studiate per favorire l’accessibilità garantendo sempre la qualità del servizio.

Affidarsi alla forza del percorso

L’invito rivolto a chi intende far crescere la propria attività è sviluppare una piena sicurezza nelle proprie scelte:

“Il flusso della crescita professionale funziona esattamente come il respiro: le risorse sono sempre presenti e disponibili.”

Nel business questa consapevolezza si consolida attraverso un impegno costante su se stessi. 

È la medesima determinazione che ha guidato Silvia lungo tutto il suo percorso: dalla sanità pubblica allo studio condiviso, fino all’affermazione del Laboratorio

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L’episodio “Riconoscere i propri limiti per diventare un professionista migliore” con Silvia Mozzone per Lofacciodigital è disponibile su Spotify, Apple Podcast e sulle principali piattaforme di ascolto.

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