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Irene Borghi: come costruire un team per far crescere il business

Irene Borghi: come costruire un team di successo

C’è un momento nella vita di ogni imprenditrice in cui quello che ha fatto nascere il business rischia di diventare lo stesso elemento che lo blocca: l’idea di dover fare tutto da sola.

Irene Borghi, titolare di B Digital Studio, agenzia di comunicazione social con sede in Brianza, quel momento lo ha riconosciuto in tempo e ha deciso di cambiare rotta.

In questa puntata del podcast Salti, i pensieri che muovono il business, Irene racconta come ha costruito un team, delegato le operazioni e iniziato a lavorare sul business invece che dentro ogni singolo processo.

Da Ricette for Kids a B Digital Studio

La storia di Irene come imprenditrice non parte da un piano deciso a tavolino. Inizia nel 2020, da un blog di ricette per bambini aperto durante la maternità, costruito interamente da sola: sito, newsletter, e-commerce, video, guide. Tutto.

Le prime vendite della sua guida sullo svezzamento, realizzata insieme a una nutrizionista, aprono uno spiraglio inaspettato. “Oddio, ma quindi è il mio business, cioè io posso guadagnarci da questa cosa?”

Poi arriva il lancio della seconda guida. Flop. Un disastro, dice lei, e lo prende male. Molto male. Ma invece di mollare, si ferma a guardare cosa non ha funzionato. 

È in quel momento che, tramite passaparola, avviene l’incontro con Federica Ometti, fondatrice di Lofacciodigital.

Federica analizza tutto ciò che la professionista è riuscita a costruire online da sola e vi scorge qualcosa che la stessa Irene ancora fatica a riconoscere: la capacità di creare e gestire una comunicazione digitale completa, dalla strategia all’esecuzione.

Le suggerisce quindi di trasformare quelle competenze in un servizio per terzi e di fondare un’agenzia. “Buttati”, le dice. E lei si fida. 

Nasce così B Digital Studio, agenzia di comunicazione social che affianca attività locali e professionisti online nella gestione della presenza digitale, dalla strategia al coordinamento dei canali.

I primi clienti arrivano dalla ristorazione (il settore che Irene conosce meglio), poi palestre, centri estetici, parrucchieri, fino a professionisti online e farmacie. 

Una immagine di Irene Borghi in un momento professionale che riguarda la comunicazione sui social media

La convinzione da abbandonare: “Il mondo non sono io” 

C’è una frase che Irene pronuncia senza esitare e che racconta tutto il salto che ha dovuto fare: “Il mondo non è io.”

Per anni ha tenuto in mano ogni parte del business, convinta che fosse l’unico modo per garantire che tutto venisse fatto nel migliore dei modi. Un approccio che all’inizio funziona, dà sicurezza, permette di controllare ogni dettaglio, ma diventa un freno nel momento in cui si vuole crescere davvero.

Imparare a riconoscere che altre persone possono fare certe cose, anche meglio di te, e lasciare che lo facciano è uno dei passaggi più difficili per chi ha costruito tutto da sola, pezzo dopo pezzo. Ma è esattamente quello che serve per costruire un team e scalare il proprio business.

Oggi Irene ha delegato quasi tutta la parte operativa, tranne i copy dei contenuti: lì dentro c’è la visione, le leve di vendita, la strategia.

Non è solo scrittura, è il posto dove si decide la direzione. Sul resto ha imparato a fidarsi, e grazie a questo ha smesso di lavorare dentro il business per iniziare a lavorarci sopra.

Costruire un team: il ruolo chiave dei processi

C’è un errore che chi cresce in fretta fa quasi sempre: pensare prima alle persone e dopo ai processi. Irene questo errore è riuscita a evitarlo.

Durante il percorso insieme, Federica le ha raccontato di come si era ritrovata a dover mappare tutti i processi a ritroso, con il business già avviato e il team già grande.

Un lavoro enorme, che aveva rallentato tutto mentre il business continuava a girare. Irene ha stampato in testa quel momento:

“Mi ricorderò sempre quando mi hai detto, Ire, creati già i processi, mi raccomando, creati i processi, perché se poi li devi fare a ritroso, ti demolisci di tempo.”

Costruire le procedure quando sei ancora in due, quando tutto sembra gestibile e i processi sembrano superflui, è il momento giusto per farlo.

Perché più si cresce, più diventa difficile tornare indietro a mappare quello che già esiste e nel frattempo il business non si ferma ad aspettarti.

Oggi B Digital Studio conta sette persone. Un numero che Irene descrive come gestibile, il punto in cui qualità e coordinamento riescono ancora a stare insieme.

La sfida adesso è continuare a trovare persone con valori e ritmi allineati, perché è quello che permette di crescere senza perdere la coerenza che tiene insieme tutto il resto.

Unicità, empatia e capacità commerciale

Irene si definisce un delfino, non uno squalo. La sua capacità commerciale non nasce da tecniche di vendita, ma da qualcosa di innato: l’empatia.

“Ho proprio questa grande capacità di empatizzare anche con i sassi”, dice, con la consapevolezza di chi sa che quella dote vale più di qualsiasi corso di vendita.

Ha acquisito quasi tutti i suoi clienti in autonomia, spesso in modi del tutto inaspettati. Come il cliente trovato in coda mentre faceva la spesa, da una conversazione nata per caso a un contratto chiuso. Una capacità che hanno in pochi e che Irene a lungo ha sottovalutato.

Quella facilità di entrare in relazione con chiunque viene da un bagaglio di esperienze che attraversa mondi lontanissimi tra loro: dalla ristorazione, in cucina e in sala, al call center; dal mondo delle pubbliche relazioni agli ambienti aziendali. Ambiti diversi, approcci diversi, ritmi diversi. Tutto questo le ha permesso di costruire una capacità di leggere le persone che oggi è il motore commerciale di B Digital Studio. “Finché non lo usi, non ti rendi conto di tutto quello che hai fatto”, dice. E in un’agenzia in cui l’unicità è legata alla persona che la guida, quel bagaglio è un vantaggio che nessun competitor può replicare.

Una immagine di Irene Borghi

Costruire un team è pensare anche ai prezzi, la stabilità e il reinvestimento

Sul pricing Irene è diretta: i suoi prezzi non sono alti, lo sa, e per ora ha scelto consapevolmente di tenerli tali per i clienti storici, coloro che hanno creduto nel suo progetto sin dall’inizio. La sua logica è costruire relazioni durature nel tempo, guadagnare meno da molti piuttosto che molto da pochi. Sui nuovi contratti ha alzato le tariffe, una scelta supportata dall’esperienza accumulata e dai risultati raggiunti.

La flessibilità nel pricing ha anche una componente meno razionale, più viscerale.

“Il prezzo lo scelgo anche un po’ dall’entusiasmo del progetto.” I progetti che parlano di sport, di corsa, di settori che la accendono arrivano con energia diversa e quando quella energia c’è, Irene è disposta a venire incontro sul prezzo.

C’è un principio che guida le sue scelte economiche ancora più del pricing: non cambiare stile di vita quando arrivano i primi soldi. “Il mio stile di vita rimane lo stesso”, racconta.

I soldi che entrano tornano dentro il business, per migliorarlo sempre di più.

Il consiglio: investire sul capitale umano

Quando le viene chiesto un consiglio per chi inizia e per chi è già avviato, Irene non parla di strumenti, piattaforme o strategie. Parla di persone.

“Investite sul capitale umano”, dice. Che tu stia costruendo un team da zero o stia cercando le persone giuste per far crescere quello che hai già, il vero investimento è quello sulle relazioni. Perché gli strumenti cambiano, l’intelligenza artificiale accelera i processi, ma il rapporto umano non si delega.

C’è poi un consiglio che dà con la stessa concretezza con cui parlerebbe di un investimento in formazione: “Tutti e due i target, andate dallo psicologo.”

Perché questa vita, la libera professione, l’agenzia, le responsabilità, richiede una tenuta mentale solida. Cercare supporto esterno non è debolezza. È una scelta.

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L’episodio “Per far crescere il tuo business devi smettere di fare tutto da sola” con Irene Borghi per Lofacciodigital è disponibile su Spotify, Apple Podcast e sulle principali piattaforme di ascolto.

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