Libere Super Woow #2: una coach olistica nel digitale

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Donne che vivono (e lottano) creativamente insieme alla P.IVA

Libere super Woow è un ciclo di interviste dedicato a libere professioniste che hanno saputo cogliere le opportunità del digitale e oggi vivono (e lottano) creativamente insieme alla P.IVA. Dopo il primo interessante incontro con Giovina (corri a leggere l’intervista ad una professionista di marketing culturale), il nostro ciclo continua con Khadija Cirafici nata a Utrecht da madre araba e padre siciliano, ma cittadina del mondo. Oggi fa la coach olistica, vive ad Arcore e ama il punk, il gothic metal e il rock’n roll. Tutta roba decisamente zen!

Bene, non tolgo altro spazio a Khadija e alla sua storia. Spero che queste parole possano esserti d’aiuto, spero possano essere uno spunto di riflessione e di incoraggiamento a fare delle scelte magari non semplici ma che con le giuste cautele possano portarti tante soddisfazioni.

Pronti, partenza, via!

La coach olistica nel digitale

  1. Ciao Khadija, conosciuta anche come la coach olistica, presentati! Dicci da quando sei libera e in che campo? 

Ciao a tutte, sono una libera professionista con partita iva da quasi 7 anni. Ho iniziato con l’apertura di un’associazione come insegnante yoga, operatrice sonora e consulente sulla ciclicità. Il mio lavoro negli anni si è trasformato moltissimo tanto che ora sono una coach, massaggiatrice ayurvedica e ho aperto un’accademia per coach al femminile.

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Foto di Valentina Dionigi

  1. Come sei arrivata a questa scelta, che esperienze precedenti hai fatto che ti hanno condotta a questa scelta? 

Sono nel mondo olistico da circa 22 anni. Non sono entrata in questo mondo per farne il mio lavoro, cercavo qualcosa da abbinare alla psicoterapia per tornare a sentire il mio corpo. Un’esperienza molto difficile ha segnato il mio percorso, dopo aver subìto uno stupro di gruppo le mie scelte erano dettate da una frase che rimbombava nella mia mente: “Voglio vivere”. Dopo tanto lavoro su di me, ascolto e continuo mettermi in discussione compresi che questa era anche la mia strada a livello professionale.

  1. Nella tua bio dici che non avevi letteralmente niente e aggiungi: “il che significa che c’è stato un momento della mia vita che dormivo dove capitava e un altro che per pagarmi le formazioni facevo tre lavori.” Quali sono stati in quel periodo i segnali che ti hanno fatto capire che nonostante tutto eri sulla strada giusta e che dovevi proseguire? 

Io non ho avuto segnali, quando arrivi dal niente ci sono due strade che puoi percorrere: mollare oppure cercare di vivere. Dopo due tentati suicidi ho scelto di vivere e da lì ho combattuto ogni giorno per darmi la possibilità di riscattarmi come donna.

  1. È vero che in Italia il numero di P.IVA è cresciuto negli anni come ci dicono i dati, ma è anche vero che non si tratta comunque di una scelta facile. È stato così anche nel tuo caso? Sì, no perché? 

Sai credo che la mia fosse una strada già delineata. Mi spiego meglio: nella vita ho fatto un sacco di lavori diversi, aperto anche un’attività di e-commerce dove ci fu un vero e proprio fallimento economico. Io credo che la libera professione non faccia per tutti, io credo che sia qualcosa che devi sentire dentro. Io non sono fatta per essere una dipendente, io sono fatta per crearmi la mia indipendenza economica e lavorativa.

La P.IVA non è sempre la strada giusta per tutte

  1. Credo di non stupirti se dico che oggi non è sempre facile trovare persone con cui condividere i valori e le pratiche di cui ti fai promotrice: crescita professionale, conoscenza profonda del sé, trattamenti olistici, riscoperta del proprio potenziale. In Italia ma in Occidente più generale siamo portati un po’ a snobbare la profondità dell’essere umano a favore della razionalità imperante e dell’applicazione di principi prettamente economici. Come credi che questa impostazione culturale influenzi la vita professionale e personale di molte donne? C’è una vita d’uscita o di entrata? 

Credo che questo stra-influenzi la vita professionale e personale di moltissime donne, come anche tutti quei principi economici dentro cui siamo immersi. Viviamo in una società dove le donne sono cresciute con il tabù del non provare rabbia (e non solo) e gli uomini che non devono provare emozioni.

La società continua a etichettare come dobbiamo essere tutti quanti a prescindere dall’essere donna e dall’essere uomo. In realtà vedo un barlume di luce in tutto questo perché le persone stanno iniziando a capire che senza la crescita personale qualsiasi vita sia professionale che personale non decollerà mai come dovrebbe. Mettersi in discussione e scavare nei propri blocchi è qualcosa che tutti noi dovremmo fare.

Ti faccio un esempio che porto alle persone che mi contattano: come puoi vendere qualsiasi tipo di servizio se la tua autostima è sotto i piedi? Quante volte non ci sentiamo abbastanza? Quante volte ci sentiamo giudicate?

Possiamo avere una comunicazione impeccabile, ma se non lavoriamo su noi stesse non arriveremo mai da nessuna parte. Lavoravo anche prima della pandemia, ma era come se avessi sempre il freno a mano. Sono entrata in profondità e le cose sono cambiate. Prima lavoravo un sacco di ore per arrivare ad avere 2000 euro al mese, ora devo stare attenta perché ho già una previsione di uscita dalla forfettaria. Non sono più brava o più bella delle persone che seguo, ma ora so chi sono.

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Figure 2 Foto di Valentina Dionigi

Parliamo di podcast!

  1. Hai dato vita al tuo podcast Spazio di Benessere. Quanto è stato importante lungo il tuo percorso trovare spazi di benessere che ti facessero sentire accolta e “perfetta così”?

Quante volte ho ricercato quello spazio al di fuori di me, vorrai dire. Ho creato questo spazio per portare un messaggio a tutte le persone che mi ascoltano: è tutto dentro di te, la mia voce è qui solo per ricordartelo.

  1. Scrivi che hai conosciuto tante donne dal divano del tuo salotto, ma cosa vuol dire, nella tua quotidianità lavorativa, avere un equilibrio? Come cerchi di mantenerlo? 

L’unico modo per avere equilibrio è l’organizzazione, ma soprattutto comprendere la propria ciclicità. Io so cosa voglio e cosa non voglio, ma soprattutto tutta la mia vita è organizzata seguendo anche il mio bisogno di spazio in solitaria, e ascoltare il mio ciclo è il miglior dono che io mi sia mai fatta.

Libere e tempo: come si concilia?

  1. Il rapporto tra le libere e il tempo è spesso un problema. Tu hai scelto di farti aiutare e di delegare: come hai capito che era arrivato il momento di farlo? Come si fa all’inizio quando ci sono pochi soldi? 

Ora vi faccio ridere dai. In realtà è stata Federica (ndr. Federica Ometti – socia di Lofacciodigital) che mi ha spinta a delegare grazie a un percorso di coaching con lei, mi ha fatto capire che era arrivato il momento di fare uno step successivo.

Che fare quando si hanno pochi soldi?

Io all’inizio non potevo delegare, non potevo permettermelo, ecco ciò che ho sbagliato: non ho investito subito in workshop che m’insegnassero cosa fare per la mia libera professione. Quindi per favore non fate il mio errore o ci metterete di più a realizzare il vostro business. Investire su di sé è la strada più veloce verso la realizzazione.

  1. Idee, idee, idee. Sei una fucina di idee e nuovi progetti – tra questi sicuramente l’Accademia Orme di Luna – come fai a dare/ti un ordine e non lasciare che la creatività (e il disordine) prenda il sopravvento? 

Ti rispondo che è sempre una questione di organizzazione e che tengo anche un diario delle idee per poter mettere ordine nella mia testa e non andare in confusione. Attenzione non ci sono nata così è tutta questione di esperienza, ogni tanto faccio ridere le amiche che mi dicono che sono saggia: no, si chiama vecchiaia!

  1. Lo sconforto periodico, il “chi me l’ha fatta fare” dopo l’appuntamento col commercialista e simili sensazioni attagliano la vita di molte libere professioniste. Quali sono i tuoi talismani personali per neutralizzare queste sensazioni da periodo NO? Una coach olistica non può non avere i suoi talismani!
  1. Prendermi cura di me;
  2. fare psicoterapia;
  3. ma soprattutto, non farmi prendere dall’ansia del business.

Io non sono mai uscita da un incontro con la commercialista con l’ansia, questo perché durante l’anno so esattamente cosa accadrà al momento delle tasse. Quest’anno ho pagato oltre 10 mila euro, ma sapevo che sarei arrivata a quella cifra. Questo non significa che io non abbia paure, semplicemente ora so riconoscerle e ho trovato le mie strategie per affrontarle.

  1. Prima di lasciarci ti chiedo: se dovessi dare 3 consigli a una ragazza che ha in mente un’ottima idea, ma sente di essere in balia di sé stessa e non sa da dove cominciare, cosa le diresti? 

Assolutamente di fare un percorso con una coach che la possa aiutare a mettere ordine, quando ho iniziato io non esistevano queste figure, o meglio, non era così facile trovarle. Non servono 3 consigli: scegli una coach olistica o meno, e con lei porterai a terra la tua idea e si apriranno altre porte che per ognuna di noi saranno differenti.

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Figure 3 Foto di Valentina Dionigi

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