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Samanta Meli: cambiare stanza per cambiare vita professionale

Immagine di copertina dell'intervista a Samanta Meli per il podcast Salti, dedicata al cambiamento professionale e al passaggio dal lavoro dipendente alla libera professione.

Le persone che frequentiamo, le conversazioni che ascoltiamo e gli esempi che abbiamo davanti tracciano il perimetro di ciò che crediamo possibile per la nostra vita e, spesso, finché l’ambiente resta lo stesso, l’unica strada che riusciamo a immaginare è quella che vediamo ogni giorno intorno a noi. 

Cambiare ambiente, allora, può diventare la leva che allarga quel perimetro e permette di immaginare possibilità che prima sembravano semplicemente fuori portata.

Samanta Meli quella leva l’ha usata per cambiare vita professionale. Dopo dieci anni da lavoratrice dipendente, con una laurea in Economia e una carriera costruita a colpi di obiettivi, ha spostato il baricentro della propria vita professionale e ha costruito un lavoro capace di tenere insieme yoga, counseling e strumenti artistico-espressivi.

Si descrive come “una donna che si è concessa di rimanere un po’ bambina” e riparte proprio da quella parte curiosa e istintiva per accompagnare le persone che segue.

In questa puntata di Salti, i pensieri che muovono il business, Samanta racconta quanto l’ambiente che scegliamo influenzi ciò che ci sentiamo di poter fare, cosa cambia quando iniziamo a costruire un lavoro sul nostro modo di essere, quanto pesa dare un prezzo a ciò che amiamo e quanta fiducia serve per imboccare una strada nuova senza avere la certezza di come andrà.

Cambiare ambiente per ampliare ciò che crediamo possibile

C’è una convinzione che ha reso possibile tutto il resto e Samanta la racchiude in due parole: “cambiare stanza”.

Per anni si è mossa dentro contesti in cui le persone intorno a lei condividevano lo stesso stile di vita e lo stesso percorso già tracciato, e in quel mondo desiderare qualcosa di diverso la faceva sentire fuori posto.

La svolta arriva quando comincia a frequentare altre stanze. Partecipa a retreat insieme a persone dai vissuti lontani dal suo, prende parte a workshop con altre imprenditrici, tra cui l’evento Piano Marketing di Lofacciodigital nel maggio 2026, e cerca il confronto con chi ragiona in modo diverso.

In quegli spazi scopre quante persone abbiano preso strade lontane dal tracciato comune e quella scoperta modifica i confini di ciò che riteneva possibile.

Da qui nasce la frase che oggi tiene come mantra: “ci sono infiniti mondi possibili. Quello che cambia è la lente con cui osserviamo”.

Immagine Samanta Meli per il blog di Lofacciodigital e per l'intervista al podcast Salti, dedicata al cambiamento professionale e al passaggio dal lavoro dipendente alla libera professione.

Dal lavoro dipendente alla libera professione

Prima di arrivare qui, Samanta ha percorso la strada che in quel momento le sembrava più prevedibile. Tra filosofia e psicologia da una parte ed Economia dall’altra sceglie Economia, il campo che percepisce come più sicuro e con maggiori possibilità lavorative, spinta anche dal bisogno di sicurezza e appartenenza.

La scelta regge fino all’ingresso nel mondo del lavoro: il primo giorno torna a casa in treno e piange. Eppure va avanti per dieci anni, si pone obiettivi sempre più alti, li raggiunge, aggiunge un master e, intanto, dentro di sé cresce il senso di inadeguatezza.

Il desiderio di fare altro resta a lungo sottotraccia, tanto che la prima richiesta di informazioni per la scuola di counseling parte otto anni prima dell’iscrizione vera e propria.

Quando decide di cambiare vita professionale, però, procede per gradi. Comincia la formazione in counseling e quella per diventare insegnante di yoga mentre mantiene il lavoro precedente e costruisce il passaggio un pezzo alla volta:

  • dal contratto full time passa al part time, liberando tempo ed energie;
  • durante il part time apre la partita IVA e porta avanti entrambe le attività;
  • quando le energie richieste per tenere insieme i due mondi diventano troppe, sceglie il salto e si dedica completamente alla nuova professione.

“Mi sono data il tempo di metabolizzare un passettino per volta questo tipo di scelta”, racconta.

Il suo passaggio alla libera professione nasce quindi da una transizione progressiva, fatta di formazione, prove, piccoli spostamenti e, infine, dalla decisione di partire anche senza avere in mano tutti i dati.

L’unicità professionale parte da chi sei

Quando le chiediamo come stia trovando la propria unicità, Samanta sposta il discorso da quello che fa a quello che è.

Nel lavoro siamo abituati a misurare il valore attraverso ciò che produciamo, gli obiettivi raggiunti e la performance, fino a legare anche il valore personale ai risultati. Samanta prova a cambiare prospettiva e cerca ciò che la distingue nel modo in cui entra e rimane nella relazione.

“La mia unicità io la sto trovando in chi sono, non in quello che faccio”, dice, consapevole del fatto che questo percorso continuerà a evolvere.

Due insegnanti di yoga possono uscire dalla stessa formazione e possedere lo stesso bagaglio tecnico, ma offrire esperienze completamente diverse, perché a fare la differenza sono la qualità della presenza, il modo in cui ciascuno abita la relazione e la capacità di stare nel gruppo.

Qui si trova anche una parte importante del suo personal brand: qualcosa che nasce dalla persona prima ancora che dal servizio e che, proprio per questo, diventa difficile da replicare.

Una immagine che ritrae Samanta in uno dei momenti in  cui ha scelto di cambiare vita professionale

Dare un prezzo a un lavoro che ami

Sul rapporto con i soldi Samanta parte da una competenza che arriva dal suo percorso precedente: gli studi in Economia le hanno permesso di costruire un metodo per definire il prezzo del proprio lavoro.

Oggi stabilisce le tariffe tenendo insieme tre elementi:

  • il valore di ciò che offre;
  • il livello di esperienza raggiunto;
  • il contesto in cui si muove.

Il metodo, però, risolve soltanto una parte della questione.

Resta la difficoltà di comunicare il prezzo senza chiedersi immediatamente se sia troppo alto e senza anticipare la capacità di spesa della persona che ha davanti.

A questo si aggiunge un elemento legato direttamente alla passione: “è molto più difficile fare un prezzo per qualcosa che faccio con passione, che amo”, racconta, soprattutto rispetto a quando vendeva una consulenza relativa a un lavoro che percepiva semplicemente come tale.

Trasformare ciò che si ama in una professione porta quindi con sé anche la necessità di riconoscerne il valore economico.

I click che hanno cambiato la direzione

Ripensando al proprio percorso, Samanta individua alcuni click, momenti apparentemente piccoli nei quali qualcosa cambia direzione.

Il primo nasce in una libreria, un posto in cui entra spesso lasciando che siano i libri a chiamarla. Apre un volume e incontra una domanda semplice: come vorresti che fosse la tua giornata fra cinque anni?

Si ferma.

La prima immagine che arriva è minima e insieme rivelatrice: sé stessa che si sveglia e fa yoga, dentro una giornata con più spazio e più respiro rispetto a quella che vive da dipendente.

È una domanda alla quale torna ancora oggi ogni volta che sente il bisogno di mettere a fuoco la direzione.

Il secondo click matura durante la formazione in counseling, quando lavora su di sé attraverso gli strumenti artistici e vede emergere aspetti che il pensiero razionale aveva tenuto coperti. Comprende quanto quella predominanza della razionalità la stia limitando e sceglie di lasciare maggiore spazio a ciò che sente.

Il terzo arriva poco prima del salto definitivo, durante il percorso con Federica e attraverso l’esercizio dei due mondi, quello ideale e quello catastrofico.

È lì che trova una risposta che porta ancora con sé: “la mia forza è proprio nella capacità di reagire”.

Cambiare stanza in ogni fase del proprio business

Alla domanda su quale consiglio darebbe a chi vuole far crescere il proprio business, sia a chi deve ancora partire sia a chi lavora da anni, Samanta torna esattamente al punto da cui siamo partiti: cambiare ambiente.

Frequentare sempre gli stessi contesti porta inevitabilmente a incontrare gli stessi punti di vista. Entrare in ambienti differenti permette invece di confrontarsi con possibilità, esperienze e modi di lavorare che fino a quel momento potevano essere rimasti fuori dal proprio campo visivo.

E per farlo non occorre necessariamente un cambiamento enorme: può bastare un workshop di mezza giornata, una serata, un evento o una conversazione con persone che stanno costruendo qualcosa in modo diverso.

Per Samanta la curiosità resta lo strumento da coltivare durante ogni fase del percorso, la spinta che porta a cercare stanze nuove ogni volta che quelle vecchie iniziano a stare strette.

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L’episodio 45 “Cambiare stanza per avviare la libera professione” con Samanta Meli per Lofacciodigital è disponibile su Spotify, Apple Podcast e sulle principali piattaforme di ascolto.

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