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Emmanuela Susca: trasformare molte competenze in un business riconoscibile

il percorso di Emmanuela nel business riconoscibile

Al quinto anno di partita IVA, Emmanuela Susca sceglie i progetti su cui lavorare senza piegarsi a quello che il mercato si aspetta da lei.

Pedagogista clinica e musicista, ha costruito un lavoro che tiene insieme didattica musicale inclusiva, apprendimento su misura e digitale, prendendo una posizione opposta a quella cultura professionale che spinge a scegliere una sola etichetta e restarci dentro.

È questo il nodo con cui si scontra chi porta dentro di sé più mondi. 

Chi mette insieme competenze distanti rischia di essere letto come un jolly buono per tutto e riconoscibile in niente. In mezzo resta una zona grigia, comoda e pericolosa, quella del “faccio un po’ di tutto”, in cui il valore si abbassa, il prezzo si confonde e la crescita, a un certo punto, si ferma.

In questa puntata di Salti, i pensieri che muovono il business, Emmanuela racconta come è uscita da quella zona grigia: scegliendo, testando, prendendo posizione, fino a dare una forma chiara a un lavoro che prima faticava a spiegare persino a sé stessa.

Due lavori «di serie B» e una professione tutta da costruire

Emmanuela Susca si presenta con una definizione che non addolcisce nulla: “Sono una partita IVA con due lavori [che la società ancora considera, ndr.] di serie B“.

La parte educativa e pedagogica sta guadagnando spazio solo ora; quella musicale, nell’immaginario comune, resta ancora legata alla vita dell’artista che dovrebbe stare sotto i ponti.

Lei ha unito i due ambiti già nel 2021, soprattutto sul terreno della neurodiversità, e ha smesso di viverli come un problema.

Quando le chiediamo di cosa si occupa, non risponde con un titolo ma con le sue parole:

Mi occupo prettamente di funzionamento e di apprendimenti. Neurodivergenti, disabilità, ma in verità di tutti gli apprendimenti“.

Il filo che tiene insieme ogni cosa che fa è il modo in cui una persona, o un’organizzazione, impara. 

Da qui nasce il raggio ampio del suo lavoro: coordinamento pedagogico, orientamento per ragazzi e ragazze in uscita dalle superiori, musicoterapia, flauto e, negli ultimi tempi, anche risorse umane e organizzazione dentro le aziende.

Il rischio, quando si tengono insieme mondi diversi, è trasformarsi nel tuttofare a cui chiedere qualsiasi cosa. Emmanuela ha scelto la strada opposta: definire cosa fa e cosa lascia fuori, imparando nel frattempo a costruire un business plan, gestire la comunicazione sui social e coordinare persone.

La storia di Emmanuela Susca: musica, pedagogia e digitale per trasformare molte competenze in un business riconoscibile.

Quando musica e pedagogia iniziano a parlare la stessa lingua

Fino al 2020 Emmanuela fa la flautista professionista: concorsi, orchestra, accademie. Nel 2015 fonda Flauto e Variazioni, l’accademia dove organizza lezioni, concerti ed eventi. Poi arriva il Covid, l’accademia si ferma e a venticinque anni si ritrova a dover ripensare tutto.

Riapre i libri. Recupera la laurea da educatrice, si iscrive a un master in pedagogia clinica e, mentre studia, scatta il collegamento: quello che sta imparando sul funzionamento e sull’apprendimento parla anche di come si studia uno strumento.

Musica e pedagogia smettono così di essere due percorsi paralleli e diventano parti dello stesso metodo.

La sua bussola resta una: “Il mio mantra è sempre lo stesso: funziona quello che funziona per te“.

Persone, storie e contesti diversi richiedono modi diversi di apprendere. È proprio da questa idea che prende forma la sua didattica musicale inclusiva: partire dal funzionamento della persona per costruire un percorso capace di adattarsi a chi apprende.

Quello che il flauto le ha insegnato sul business

Chi la conosce le riconosce due punti di forza: l’organizzazione e una capacità di guardare più lontano del problema immediato. Emmanuela sa dove vuole arrivare e sa che i passi intermedi servono, anche quando sembrano lenti.

Una parte di questo approccio viene dallo strumento che la accompagna da anni:

Il flauto mi ha insegnato ad avere pazienza, a lavorare ogni singolo giorno“, racconta.

Preparare un concorso significa studiare per mesi un repertorio, attraversare le giornate in cui tutto sembra funzionare e quelle in cui niente gira come dovrebbe, continuando comunque a tenere la rotta.

È la stessa tenacia che ha portato dentro la libera professione.

Quando ha aperto la partita IVA molti le hanno dato della pazza. Lei ha continuato, convinta che quel progetto potesse funzionare, ma soprattutto imparando nel tempo a dargli una struttura.

Perché la perseveranza, da sola, porta fino a un certo punto. Per trasformare un insieme di competenze in un business servono anche scelte, organizzazione e una direzione riconoscibile.

Due anime professionali, due spazi per raccontarle

Un passaggio importante arriva quando Emmanuela smette di nascondere di avere due strumenti e decide di dare a ciascuno il proprio spazio.

Insieme a Lofacciodigital costruisce due presenze online che raccontano due tempi diversi del suo lavoro:

  • Flauto e Variazioni tiene insieme ciò che è già attivo: i corsi e l’offerta musicale, organizzati dentro una forma e una proposta chiare.
  • Il sito con il suo nome e cognome ospita invece il personal brand, la visione e i progetti ancora in movimento, quelli che nascono, vengono testati e possono trasformarsi nel tempo.

La scelta di separare i due spazi permette di fare qualcosa di apparentemente semplice ma decisivo: rendere comprensibile la complessità senza eliminarla.

Il digitale, in questo percorso, diventa una leva.

Il digitale […] mi ha permesso di ampliare tutto quello che fisicamente anche la musica non riesce a dare“, spiega Emmanuela.

Dove lo strumento si ferma, il digitale allarga il raggio e permette ai suoi contenuti di arrivare anche a chi probabilmente non passerebbe mai dal flauto.

Lo stesso principio vale quando entra nelle aziende, dove è in corso un passaggio veloce verso il digitale e l’intelligenza artificiale che le persone affrontano con tempi e competenze differenti.

Qui Emmanuela porta anche l’Universal Design for Learning, l’idea che un percorso di apprendimento vada progettato dall’inizio per funzionare per tutti, anziché essere adattato soltanto in un secondo momento.

Un lavoro che sviluppa anche come parte del team di Mindiversity.

Legge il problema da più angolazioni, individua dove si inceppa il flusso delle informazioni e utilizza musica e digitale come strumenti di traduzione, per rendere un cambiamento qualcosa che le persone possano comprendere e fare proprio.

Dare un prezzo al proprio lavoro significa anche prendere posizione

Darsi un prezzo, quando si lavora in mondi diversi che apparentemente faticano a incastrarsi, richiede prima di tutto riconoscere il filo che li unisce.

Per anni Emmanuela fatica a rimettere insieme i pezzi e a riconoscere quanto vale ciò che porta. La svolta arriva su un piano che con le tariffe sembra avere poco a che fare.

Mi sono iniziata a dare valore, anche grazie al percorso di psicoterapia“.

La partita IVA cammina di pari passo con la vita personale e riconoscere i propri punti di forza – il pensiero critico, la capacità di organizzare, l’intuito e la visione d’insieme – le permette anche di mettere un prezzo su ciò che fa.

Da lì costruisce una logica di prezzo differenziata per target, dove il numero racconta un percorso e non soltanto un costo:

  • Consulenze, percorsi e laboratori hanno ciascuno la propria tariffa
  • Per famiglie, bambini, bambine, ragazzi e ragazze che seguono un percorso mantiene tariffe calmierate e accessibili
  • Per le aziende applica un valore coerente con il tipo di intervento e con il contesto in cui lavora.

Tenere alcune tariffe più basse è una scelta precisa e parla direttamente del suo modo di intendere il lavoro. Se il suo mestiere è rendere l’apprendimento accessibile, anche la costruzione dell’offerta deve tenere conto dell’accessibilità.

Una famiglia che sostiene già i costi di psicologi, terapie e altri percorsi ha esigenze diverse da quelle di un’azienda. Riconoscerle significa costruire un modello economico capace di tenere insieme valore professionale, contesto e sostenibilità.

Prendere posizione per uscire dal faccio un po’ di tutto

Dietro molte delle scelte di Emmanuela c’è una battaglia : “Io combatto, tra virgolette, degli stereotipi, dei pregiudizi“, racconta nell’intervista.

Sono gli stereotipi che ancora accompagnano chi lavora nell’educativo, nel pedagogico e nel musicale, ma anche quella forma mentis che tende a leggere le competenze trasversali come dispersione anziché come possibilità di costruire connessioni.

La sua risposta è stata inserire un servizio dove manca davvero, unendo divulgazione e offerta.

Prendere posizione, per lei, significa soprattutto sviluppare pensiero critico: conoscere teorie diverse, sceglierne una, dire “questa vale per me” e saper spiegare perché.

È anche ciò che permette a una professionista con molte competenze di uscire dal “faccio un po’ di tutto”.

Il punto non è ridurre ciò che si sa fare fino a entrare dentro un’unica etichetta. È trovare il filo che collega le competenze e costruire intorno a quel filo una posizione riconoscibile.

Per Emmanuela quel filo è l’apprendimento.

La musica, la pedagogia, il digitale e il lavoro nelle organizzazioni diventano così strumenti diversi attraverso cui osservare lo stesso tema: capire come funzionano le persone e creare le condizioni perché possano apprendere.

il percorso di  Emmanuela nel business riconoscibil

Fare gli scienziati della propria partita IVA

Alla domanda che chiude ogni puntata, Emmanuela risponde con un verbo solo: scegliere.

Prendere posizione, provare più opzioni, testarle e capire cosa regge. Perché una professionista che impara ad ascoltarsi possiede già molti degli elementi necessari per riconoscere la propria direzione.

Accanto alla scelta mette un’immagine che le somiglia: “fare gli scienziati della propria partita IVA“.

Significa uscire dalla logica scolastica del “ho una teoria e la applico” e iniziare a lavorare come in laboratorio:

  • Partire da un’idea e trattarla come un’ipotesi
  • Sperimentare e provare strade diverse
  • Osservare quello che funziona e lasciare andare quello che non regge
  • Arrivare alla propria teoria attraverso il fare, oltre che attraverso il pensiero.

Le idee, da sole, restano creatività. Diventano innovazione quando vengono portate fino in fondo nella pratica.

È così che Emmanuela tratta anche ciò che impara: uno strumento da osservare, rielaborare e inserire nel proprio metodo, un pezzo alla volta.

Ed è forse proprio questo il punto che tiene insieme tutta la sua storia.

Costruire un business riconoscibile non significa scegliere una sola competenza e rinunciare alle altre. Significa capire quale posizione le tiene insieme, sperimentarla nel lavoro reale e darle una forma che anche gli altri possano riconoscere.

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L’episodio 43, “Trasformare molte competenze in un business riconoscibile”, con Emmanuela Susca per Lofacciodigital è disponibile su Spotify, Apple Podcast e sulle principali piattaforme di ascolto.

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