Non tutti i percorsi professionali iniziano con una scelta chiara, alcuni prendono forma mentre si sta ancora imparando, tra tentativi, aggiustamenti e lavoro vero, con le mani già dentro ai processi e la sensazione di non essere ancora del tutto pronti.
È in questo spazio, più pratico che teorico, che si muove la storia di Gaia Blasco, lontano dalle narrazioni lineari e dai punti di arrivo dichiarati, dentro quel tratto spesso invisibile in cui la sicurezza non arriva prima, ma si costruisce facendo.
È una storia fatta di pratica, sport, lavoro di squadra e scelte che si accumulano nel tempo raccontata nella puntata del podcast Salti, i pensieri che muovono il business.
Chi è Gaia Blasco
Gaia è una web designer e si occupa di progettazione e sviluppo di siti web, lavorando su strutture, contenuti e flussi digitali che devono funzionare nel tempo, non solo essere belli da vedere.
Il suo lavoro vive di confronto, di prove, di soluzioni che si aggiustano strada facendo, spesso all’interno di contesti complessi e non lineari.
Accanto al lavoro digitale, Gaia è anche allenatrice di pallavolo, un impegno che richiede tempo, continuità e presenza. Non un’attività parallela, ma una parte integrante del suo modo di stare nei processi.
Due mondi che, solo in apparenza, sembrano distanti, ma che nel suo percorso si intrecciano continuamente, soprattutto nel rapporto con il tempo, con l’errore e con il lavoro di squadra.
Creativa, orientata alla relazione e al funzionamento dei gruppi, Gaia porta nel lavoro una qualità che emerge con chiarezza: la capacità di stare dentro i processi senza bloccarsi, anche quando sono nuovi o poco lineari, e di crescere attraverso l’esperienza diretta, senza aspettare di sentirsi arrivata.
È all’interno di questo modo di lavorare che Gaia fa parte del team di Lofacciodigital, dove progettazione, confronto e allenamento continuo sono parte del lavoro quotidiano.

Iniziare prima di sentirsi pronti
Uno dei passaggi centrali del racconto di Gaia riguarda l’inizio del suo percorso professionale. Dopo esperienze molto diverse, dal turismo al mondo degli eventi, fino a un lavoro più comodo che però le stava stretto, arriva il momento in cui decide di formarsi come web designer. Ma la vera svolta non è il corso in sé.
È il fatto che inizia a lavorare prima ancora di aver finito di formarsi : “Ancora prima di finire il corso ho trovato il mio primo cliente, con cui lavoro ancora ad oggi. […] non essere ancora completamente formata sul lavoro ma già iniziare ad applicarlo e questa è stata una grandissima fortuna.“
La possibilità di applicare immediatamente ciò che stava imparando diventa un acceleratore enorme di crescita.
Non perché fosse già pronta, ma perché la pratica mette davanti a problemi reali, a decisioni da prendere, a responsabilità concrete.
Budget, tempi, scelte tecniche. Esattamente ciò che nessuna formazione teorica può simulare al 100%.
Nella pallavolo come nel lavoro, le competenze si consolidano sul campo, attraverso il confronto quotidiano, affrontando i problemi reali, non aspettando una perfezione che non arriva mai.
La gavetta come investimento
Gaia è molto chiara su questo punto: la storia del suo business si divide in due fasi, la prima è stata una fase di investimento.
Prezzi più bassi, progetti complessi, competenze da acquisire e aggiustamenti continui. Si è trattata di una scelta consapevole: fare esperienza per costruire padronanza.
La gavetta, nel suo racconto, non è qualcosa da evitare, ma un passaggio necessario per capire:
- Cosa si sa fare davvero
- Come si lavora meglio
- Con che tipo di clienti si vuole collaborare
È proprio lavorando, sbagliando, correggendo, imparando che arriva il vero cambiamento: non solo nelle competenze tecniche, ma nel modo in cui ci si percepisce come professioniste, nella sicurezza in sé stesse che aumenta.
Più lavori, più vedi che sai gestire le situazioni.
Più affronti casi reali, più aumenta la fiducia nelle tue competenze e capacità.

Sport e lavoro: l’importanza del momento presente
Il parallelismo con lo sport attraversa tutta la puntata perché parla, prima di tutto, di squadra.
Nella pallavolo il risultato non dipende da un gesto isolato, ma dalla capacità della squadra di muoversi insieme, adattarsi quando il ritmo cambia e sostenersi nei momenti di difficoltà. È un equilibrio dinamico, fatto di responsabilità condivisa.
Nel team di Lofacciodigital accade lo stesso. Un progetto è fatto di passaggi, con fasi in cui una persona prende più spazio e altre in cui ha bisogno di alleggerire, di essere accompagnata, di appoggiarsi al gruppo.
La qualità del lavoro nasce proprio da questa capacità di muoversi come squadra. Dentro questa logica rientra anche un’altra lezione dello sport, stare nel qui e ora.
In campo non c’è tempo per rimuginare sull’errore di prima, se ti fermi perdi il punto successivo.
Nel lavoro vale lo stesso, serve lucidità, presenza e capacità di ripartire. In Lofacciodigital questo si traduce in confronto continuo, fiducia reciproca e nella libertà di dire non lo so quando serve, perché è così che il lavoro funziona meglio e la crescita diventa reale.
Dare un prezzo al proprio lavoro
Il tema del pricing emerge come uno dei nodi più delicati.
Gaia racconta con grande onestà che darsi un prezzo non è mai un punto di arrivo definitivo, ma un processo in continua evoluzione. Ogni preventivo viene ancora riletto, aggiustato, messo in discussione, con una differenza sostanziale rispetto all’inizio.
Oggi dietro quel numero c’è una consapevolezza diversa, fatta di padronanza degli strumenti, capacità di spiegare le scelte e di un metodo di lavoro che tutela sia il cliente sia chi lo offre.
Con il tempo diventa chiaro che lavorare sottopagati mina la qualità del lavoro stesso e che scegliere meno progetti, ma fatti bene, è una forma di rispetto professionale.
Nel podcast racconta:
“Preferisco fare un progetto fatto come si deve piuttosto che farne cinque e lavorarci male, perché se io penso di essere sottopagata, detto in maniera molto onesta, ci lavoro male perché non mi sento riconosciuta.“
Il prezzo smette di essere solo una cifra e diventa una conseguenza della relazione, della fiducia reciproca, della chiarezza.
L’unicità non è tecnica, è personale
Parlando di argomenti come l’unicità, Gaia non fa riferimento a competenze speciali o a un posizionamento studiato a tavolino, ma alla persona che c’è dietro al lavoro. Nei progetti porta se stessa, con i propri pregi e i propri limiti, senza cambiare approccio in base a chi ha davanti.
È una scelta di lealtà e di verità, esserci per quello che si è, senza promettere ciò che non si può mantenere e senza indossare maschere professionali diverse a seconda del contesto.
Per lei l’unicità non è una strategia, ma il risultato naturale di un modo umano di lavorare, fondato sulla relazione, sull’ascolto e sulla disponibilità a venirsi incontro senza snaturarsi.
È da qui che nasce il valore del suo lavoro ed è una visione che rispecchia anche il modo di funzionare di Lofacciodigital, un team costruito su fiducia, complementarità delle competenze e responsabilità condivisa. Nessuno pretende di saper fare tutto, ognuno porta il proprio contributo per arrivare al miglior risultato possibile.
Il consiglio finale: non fermarsi, restare disponibili al cambiamento
Nel finale di puntata Gaia lascia due messaggi: uno per chi è all’inizio e uno per chi lavora da anni.
Per chi deve iniziare: buttarsi, accettando la paura come parte del percorso.
Sapendo che si può sempre cambiare direzione, ma che non provarci lascia solo rimpianti.
Per chi è già avviato “Non fermatevi. Sentitevi appagate, sentitevi sicure, ma non arrivate.“
Il suo percorso lo dimostra: un business non cresce perché segue una formula perfetta, ma perché chi lo guida continua a mettersi in gioco.
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L’episodio “L’importanza di continuare ad allenarsi” con Gaia Blasco per Lofacciodigital è disponibile ora su Spotify, Apple Podcast e sulle principali piattaforme di ascolto.

Empatia, ascolto e praticità. E una propensione naturale per organizzazione e problem solving. Oggi accompagno donne e libere professioniste nei loro viaggi di trasformazione.


